Il Castello di Taizzano è sempre stato un punto di avvistamento e difesa per la città di Narni, fin dai tempi dell’antica Roma, infatti, la sua posizione strategica sulle gole del fiume Nera, permetteva di essere a vista con la città di Narni e i suoi punti di difesa. Punto nodale anche per la via Flaminiache in quella zona aveva molti diverticoli.

Inoltre era un ottimo “ripetitore” per tutti i punti di avvistamento della vallata che seguiva il corso del fiume Tevere verso Roma, diventando punto d’informazione per molti altri castelli della zona come Borgaria, Vigne, Guadamello, Montoro e altri. Creando una rete di comunicazione visiva, che poteva essere utilizzata sia di giorno che di notte, permettendo di avvisare per tempo la città di Narni ed il resto dei castelli dell’arrivo di potenziali nemici.

Oltre che luogo di difesa,per l’amenità del suo territorio, Taizzano fu utilizzato dai romani, come luogo di piacevole villeggiatura, creando una rete di ville romane in cui gli antichi, venivano a villeggiare, per fuggire dal caos della grande metropoli di Roma.

Nel XII secolo risulta essere annoverato tra i castelli le cui rendite sono raccolte dalla Diocesi narnese. Il nome, probabilmente, deriva da Fundus Tatianus. Nel 1229 si ha la notizia che offriva un cero per la festa di san Giovenale, patrono di Narni, confermandone la soggezione: fino al 1600 rimangono tracce di questa devozione.

Nel XV secolo il cardinale Giuliano Della Rovere, futuro papa Giulio II, possedeva un casale in zona. Allo stato attuale non è possibile trovare tracce visibili del castello o delle sue mura.

La storia di Taizzano è fortemente legata alla famiglia Cesi, per il fatto che il Vescovo Romolo Cesi, nella seconda metà del millecinquecento vi elesse la sua dimora, restaurando l’abbazia di Sant'Angelo in Massa e arricchendo la chiesa parrocchiale. L’abbazia di Sant'Angelo in Massa, divenne poi la sede di Federico Cesi il linceo, che ospitava anche molti suoi amici dell’accademia dei Lincei, come ad esempio Ecchio il famoso scienziato l'olandese Giovanni Heckius (italianizzato in "Ecchio"), il marchigiano Francesco Stelluti e l'umbro Anastasio de Filiis, denominando la loro compagnia come Accademia dei Lincei, per l'eccezionale acutezza di sguardo attribuita alla lince, un felino di ancor non estinta specie, preso a simbolo della dotta compagnia di studiosi. Oggetto del suo studio, nel disegno del Cesi, erano tutte le scienze della natura, da indagarsi con libera osservazione sperimentale, di là da ogni vincolo di tradizione e autorità. È questa la gran novità che caratterizza fin dal loro nascere i Lincei, tra la folla di Accademie di cui fu ricca la società italiana del Cinquecento e Seicento: l'interesse portato essenzialmente sulle scienze della natura (la più parte di quelle di altre Accademie era invece letteraria e parolaia), e un atteggiamento di rispetto ma non di vincolo nei confronti della precedente tradizione aristotelico-tolemaica, che la nuova scienza sperimentale rimetteva talora in discussione.

La storiografia locale ha spesso accostato alla frazione l'esistenza dello scalo fluviale sul fiume Nera, dovendosi invece ritenere che la struttura citata dalle fonti fosse quella recentemente individuata nei pressi del centro abitato di Stifone. L'equivoco nasceva da un contributo lasciato nel XVI secolo dal gesuita Fulvio Cardoli che suona in questi termini: « Lunge da questo luogo circa mille passi più in là di Taizzano dicemmo essere un tempo esistito un porto alla ripa del Nera qualmente dimostrano alcuni vestigi... »

(F. Cardoli, "Ex notis Fulvij Carduli S.J. presbyteri Narniensis de Civitatis Narniae, Origine et antiquatibus", in Giovanni Eroli, Miscellanea Storica Narnese, vol. II, 1862)


Ultimo aggiornamento (Sabato 10 Ottobre 2015 17:24)